Memoriale del Ponte/1, il progettista Stefano Boeri: «Non un museo, ma un luogo di memoria attiva»

«In questa ricerca siamo stati guidati dai parenti delle vittime del crollo che sono stati per noi un riferimento costante, necessario, preciso, appassionato e con loro abbiamo immaginato un luogo dove potesse essere trasmessa con consapevolezza»

«Quando quattro anni fa sono venuto a visitare il capannone dove erano ospitate le macerie sotto sequestro del Ponte Morandi, ho chiamato subito Marco Bucci (allora sindaco di Genova n. d. r.) e gli ho detto il luogo del memoriale c’è già, non c’è bisogno di un nuovo edificio, di un’architettura che racconti la politica di un architetto, c’è già ed è un luogo profondamente legato alla storia di questo luogo – ha detto questa mattina, alla cerimonia di inaugurazione del memoriale, l’architetto progettista del parco del ponte, Stefano Boeri -. Un luogo dove una squadra delle ferrovie dello Stato lavorava, poi i servizi del Comune. Lì è nata l’idea di un memoriale che fosse un luogo di memoria attiva, non un museo. In questa ricerca siamo stati guidati dai parenti delle vittime del crollo che sono stati per noi un riferimento costante, necessario, preciso, appassionato e con loro abbiamo immaginato un luogo dove potesse essere trasmessa con consapevolezza».

«Il memoriale ha questo tipo di finalità – ha proseguito Boeri -, è una sequenza cronologica, iniziamo con una parte dedicata alla grande epopea del Ponte Morandi, di un’Italia che si ricostruiva e poi c’è questo cilindro dove abbiamo, grazie davvero alla poesia del maestro Anzovino e grazie ai filmati, al lavoro straordinario di ETT che ha coordinato tutta la parte di materiale e di immagine visiva, ricostruito quel momento tragico e subito dopo c’è una parte dedicata alla generosità dei soccorsi, alla potenza mediatica che ha avuto questa tragedia nel mondo fino ad arrivare all’acconto di come il quartiere, questo quartiere incredibile, coraggiosissimo, ha saputo resistere e reagire a questo dramma e al momento del processo che sarà un luogo continuamente aggiornabile, perché noi vogliamo che sia un luogo dove si racconta una vicenda che non si è chiusa e a fianco le macerie che oggi ancora non ci sono e che sono una testimonianza viva. E che però ci riporta in questo spazio preciso, ci rendiamo conto che siamo qui. Anastasia Kucherova che davvero è stata l’anima di questo progetto, per noi questo progetto non è finito, voglio solo dire questo, questa scelta delle famiglie di accettare di realizzare un luogo dove si replicherà il loro dolore, perché si sa che questo è un gesto di giustizia e di trasmissione di una consapevolezza per me è una cosa fortissima e questo impegno a far sì che questo luogo sia vivo, che ci sia una curatela, che sia completato questo spazio, un impegno che noi ci prendiamo e davvero siamo a disposizione»


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